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Piano Mare: Sicilia, il 70% vive sulle coste. Ortigia al centro della sfida tra clima e sviluppo

Redazione Siciliatoday.it Da Redazione Siciliatoday.it
25 Aprile 2026
in Attualità
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Piano Mare: Sicilia, il 70% vive sulle coste. Ortigia al centro della sfida tra clima e sviluppo
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Secondo la comunità scientifica, nei prossimi 70-80 anni una parte significativa della fascia costiera potrebbe essere sommersa
Musumeci: «Il principale ostacolo che dobbiamo superare non è materiale, ma culturale: la diffidenza delle comunità»

In Sicilia il 70% della popolazione risiede lungo la fascia costiera. «Tra terra e mare c’è infatti un “limen” in cui si concentra tutto: persone, città, industrie, turismo – spiega la presidente dell’Area Marina Protetta del Plemmirio Patrizia Maiorca – ma anche fragilità, pressioni ambientali, emergenze». Oggi (23 aprile), con il convegno che si è svolto a Ortigia, l’AMP Plemmirio e il Centro Nazionale di Studi Urbanistici, insieme agli Ordini degli Ingegneri di Catania e Siracusa, hanno offerto contributi interdisciplinari «necessari alla definizione di una gestione integrata della fascia costiera, capace di far dialogare economie, esigenze sociali e politiche di tutela – sottolinea il presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Catania, Mauro Scaccianoce – cercando di coordinare il processo di sviluppo in maniera più efficiente ed efficace verso obiettivi di sostenibilità ambientale».

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«Per anni abbiamo pensato il Mediterraneo come uno spazio stabile, quasi un lago – osserva il presidente del CeNSU Paolo La Greca – oggi sappiamo che non è più così. È un mare complesso, imprevedibile, come dimostrano i recenti eventi climatici. Questa nuova consapevolezza cambia tutto. Non possiamo più permetterci di intervenire dopo: dobbiamo imparare a prevenire. Ed è qui che entra in gioco la pianificazione, non solo come disegno del territorio, ma come strumento di responsabilità».

«Questo convegno nasce proprio da qui – dice il direttore dell’AMP Plemmirio Salvatore Cartarrasa – mettere insieme istituzioni, enti, territori e professionisti per costruire una visione comune e cambiare passo rispetto al passato».

Perché serve una regia unica, una direzione condivisa. Secondo i dati Eurostat 2019, la metà della popolazione europea vive entro un raggio di 50 km dalla costa, mentre in Italia i comuni litoranei – ovvero quelli che hanno almeno un tratto del proprio confine bagnato dal mare – rappresentano il 14% del territorio nazionale e ospitano il 28,4% della popolazione.

Il punto di partenza del dibattito è stato rappresentato dai più recenti strumenti di programmazione volti a coordinare e armonizzare le strategie per gli ambienti costieri. Il 2 gennaio 2026 l’Italia ha depositato il proprio strumento di ratifica del Protocollo sulla gestione integrata delle zone costiere (ICZM) nel Mediterraneo. Il Protocollo è entrato in vigore per l’Italia il 1° febbraio 2026, rendendo il Paese la 13ª Parte contraente della Convenzione di Barcellona (su 17 firmatari) e fornendo un quadro comune per la governance costiera e la cooperazione nel Mediterraneo.

Il Piano del Mare 2023-2025, approvato nel 2023, mira a coordinare, attraverso una cabina di regia unica e in armonia con le politiche europee, un insieme di indirizzi strategici destinati a costituire macro-obiettivi politici. Il ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, Nello Musumeci, ha affidato a un videomessaggio il proprio intervento, sottolineando l’attenzione dell’esecutivo al rapporto tra terra e mare, al centro della giornata di studi.

«Un equilibrio sempre più fragile, aggravato dagli effetti del cambiamento climatico – sottolinea – che mette a rischio coste, sistemi portuali, insediamenti urbani e produttivi. Secondo la comunità scientifica, nei prossimi 70-80 anni una parte della fascia costiera potrebbe essere sommersa, rendendo necessario un nuovo approccio alla pianificazione, capace di integrare anche le dinamiche dell’entroterra». Tra le priorità indicate: il rafforzamento delle banche dati, il monitoraggio costante delle coste, la tutela delle aree marine e politiche di adattamento infrastrutturale, da sviluppare con una visione di lungo periodo.

Accanto agli interventi tecnici emerge però un nodo decisivo: il coinvolgimento delle comunità. «Il principale ostacolo è la diffidenza», ha concluso il ministro, ha concluso il ministro, sottolineando come nessuna misura possa essere efficace senza la partecipazione consapevole dei territori. Da qui l’invito a rafforzare la cooperazione tra istituzioni, mondo scientifico e attori locali, trasformando il confronto in azioni concrete. E, infine, la richiesta di ricevere eventuali documenti conclusivi dei lavori: «Per chi fa politica, saper ascoltare è una virtù, oltre che un dovere».

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