L’evoluzione della raccolta differenziata in Sicilia descrive una regione a due velocità, in cui l’impegno dei cittadini e dei comuni più virtuosi si scontra con carenze strutturali e impianti inadeguati. Se in un quindicennio l’Isola è riuscita a passare da una marginalità quasi totale a una media regionale che si attesta attorno al 55,5%, la strada per chiudere il ciclo dei rifiuti e abbassare i costi per i cittadini è ancora lunga.
I numeri: province virtuose e metropoli in affanno
I dati più recenti delineano una mappa dei territori ricca di contrasti. A trainare la regione verso l’alto ci sono province che hanno investito precocemente nel sistema porta a porta. Agrigento supera il 67%, seguita a ruota da Trapani (66,4%), Caltanissetta (62,8%) e Messina (58,5%).
A penalizzare pesantemente il dato medio regionale sono però le grandi aree urbane. Siracusa si ferma poco sopra il 51%, ma le vere zavorre del sistema rimangono Catania (ferma al 33,3%) e, soprattutto, Palermo, che registra un crollo al 17,3%. Queste percentuali allontanano l’intera Sicilia dall’obiettivo di legge del 65% e creano un enorme squilibrio nella gestione dei volumi complessivi di scarto.
Il paradosso dei rifiuti in viaggio e della TARI in aumento
Il vero nodo critico della gestione siciliana non è la separazione domestica, ma il trattamento. Nonostante l’aumento dei rifiuti differenziati (con l’umido che rappresenta circa il 39% del totale, seguito da carta, vetro e plastica), la capacità degli impianti di compostaggio, riciclo e smaltimento presenti sull’Isola è del tutto insufficiente.
Il risultato è un paradosso economico e ambientale: oltre 250.000 tonnellate di rifiuti vengono esportate fuori dai confini regionali ogni anno. Questo “viaggio del rifiuto” genera extracosti logistici stimati in circa 20 milioni di euro. È per questo motivo che, nonostante i siciliani differenzino di più, la TARI (Tassa sui Rifiuti) continua a crescere. Le province che faticano a gestire i rifiuti in autonomia sono costrette a finanziare il costoso trasporto altrove, ribaltando i costi sulle tasche dei cittadini.
Le prospettive future e il Piano Regionale
Per tentare di risolvere la cronica assenza di impiantistica, la Regione si sta muovendo su due direttrici. Da un lato, continua il sostegno ai comuni attraverso fondi e contributi mirati per l’adeguamento dei centri comunali di raccolta. Dall’altro, la scommessa per risolvere la crisi in modo strutturale è affidata al nuovo Piano Regionale.
Il Piano, che dovrebbe entrare a regime entro il 2029, punta ad azzerare le spedizioni fuori regione. Il pilastro di questa strategia prevede la realizzazione di due grandi termovalorizzatori (nelle aree di Palermo e Catania) in grado di gestire fino a 600.000 tonnellate di scarti.
La transizione della Sicilia verso un’economia circolare è, ad oggi, una rivoluzione a metà. La mappa dell’ultimo decennio dimostra un impegno crescente da parte dei comuni e dei cittadini; ora spetta alla pianificazione industriale completare l’opera, dotando la regione delle strutture necessarie per rendere la differenziata non più un onere, ma una risorsa.




